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sabato 29 aprile 2017

LENTI DI CUORE

Ed ecco, in quello stesso giorno, il primo della settimana, due dei discepoli erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. 
Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto». 
Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. 
Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. 
Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». 
Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane. (Lc 24,13-35)
Quante volte ci lasciamo andare e come i discepoli di Emmaus ci facciamo vincere dallo sconforto o dalla delusione!
Quante volte viviamo la nostra vita come se Gesù non fosse mai esistito, come se non lo avessimo mai incontrato!
Quante volte abbiamo la pretesa di educare gli altri senza aver prima educato il nostro cuore all'ascolto e alla preghiera!
Assomiglio a quelli che ormai organizzavano la loro vita senza di Lui, come i due discepoli di Emmaus, stolti e lenti di cuore a credere nelle parole dei profeti? (Papa Francesco, Chiesa del Getsemani, Gerusalemme, lunedì 26 maggio 2014)
Preghiamo, chiediamo a Gesù di affiancarci, sempre, senza mai stancarsi. Apriamo il nostro cuore. Ascoltiamo Gesù nel silenzio, riconosciamolo in quel pane spezzato e torniamo indietro tutte le volte che ne sentiamo il bisogno, come hanno fatto i discepoli di Emmaus.
La formazione richiede anche persone capaci di pazienza e di ascolto, che non pretendono risultati immediati, ma sappiano attendere e rispettare i diversi tempi di crescita delle singole persone. Per fare questo però occorre che coloro che assumono un tale compito, abbiano anzitutto scoperto la presenza del Signore nella loro vita, convinte che, soltanto specchiandosi in lui, possono realizzare la loro identità di formatrici, le quali sanno dare gratuitamente, senza attendere ricompense o gratificazioni. Anche a Gesù, del resto, fu necessario l’intero viaggio da Gerusalemme a Emmaus per poter entrare in comunicazione con i suoi discepoli. (Giovanni Paolo II, ad un gruppo di novizie, lunedì 10 aprile 1989)

domenica 16 aprile 2017

NON ABBIATE PAURA

Dopo il sabato, all'alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l'altra Maria andarono a visitare la tomba. Ed ecco, vi fu un gran terremoto. Un angelo del Signore, infatti, sceso dal cielo, si avvicinò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come folgore e il suo vestito bianco come neve. Per lo spavento che ebbero di lui, le guardie furono scosse e rimasero come morte. L'angelo disse alle donne: «Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. È risorto, infatti, come aveva detto; venite, guardate il luogo dove era stato deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepoli: "È risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete". Ecco, io ve l'ho detto». Abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l'annuncio ai suoi discepoli. Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: «Salute a voi!». Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno». (Mt 28,1-10)
È il giorno più bello. È il giorno che Dio ha fatto per noi, per ciascuno di noi. È il giorno che ha cambiato la storia dell'umanità.
Oggi, a noi che spesso abbiamo paura di fare la volontà di Dio, l'angelo del Signore ci dice: "Non abbiate paura" (Mt 28,5). Fidiamoci di questo invito, di queste parole d'amore. Noi non possiamo capire i pensieri di Dio perché "come i cieli sono alti al di sopra della terra, così sono le mie vie più alte delle vostre vie, e i miei pensieri più alti dei vostri pensieri" (Is 55,9). Non scoraggiamoci di fronte alle difficoltà, di fronte al male che non riusciamo a comprendere. Fidiamoci di Dio. Permettiamo a Dio di lavorare su di noi. Come fossimo tronchi d'albero, facciamoci tagliare, scolpire, levigare dal Signore, affinché possiamo diventare parti di un bellissimo polittico.
Fidiamoci, Gesù è veramente risorto!
"Nel cuore di ogni uomo c'è, amici miei, il desiderio di una casa. Tanto più in un cuore giovane c'è il grande anelito ad una casa propria, che sia solida, nella quale non soltanto si possa tornare con gioia, ma anche con gioia si possa accogliere ogni ospite che viene. È la nostalgia di una casa nella quale il pane quotidiano sia l'amore, il perdono, la necessità di comprensione, nella quale la verità sia la sorgente da cui sgorga la pace del cuore. È la nostalgia di una casa di cui si possa essere orgogliosi, di cui non ci si debba vergognare e della quale non si debba mai piangere il crollo. Questa nostalgia non è che il desiderio di una vita piena, felice, riuscita. Non abbiate paura di questo desiderio! Non lo sfuggite! Non vi scoraggiate alla vista delle case crollate, dei desideri vanificati, delle nostalgie svanite. Dio Creatore, che infonde in un giovane cuore l'immenso desiderio della felicità, non lo abbandona poi nella faticosa costruzione di quella casa che si chiama vita. Amici miei, una domanda si impone: "Come costruire questa casa?". È una domanda che sicuramente si è già affacciata molte volte al vostro cuore e che ancora tante volte ritornerà. È una domanda che è doveroso porre a se stessi non una volta soltanto. Ogni giorno deve stare davanti agli occhi del cuore: come costruire quella casa chiamata vita? Gesù, le cui parole abbiamo ascoltato nella redazione dell'evangelista Matteo, ci esorta a costruire sulla roccia. Soltanto così infatti la casa non crollerà. Ma che cosa vuol dire costruire la casa sulla roccia? Costruire sulla roccia vuol dire prima di tutto: costruire su Cristo e con Cristo. Gesù dice: "Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, è simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia" (Mt 7, 24). Non si tratta qui di parole vuote dette da una persona qualsiasi, ma delle parole di Gesù. Non si tratta di ascoltare una persona qualunque, ma di ascoltare Gesù. Non si tratta di compiere una cosa qualsiasi, ma di compiere le parole di Gesù. Costruire su Cristo e con Cristo significa costruire su un fondamento che si chiama amore crocifisso. Vuol dire costruire con Qualcuno che, conoscendoci meglio di noi stessi, ci dice: "Tu sei prezioso ai miei occhi, ...sei degno di stima e io ti amo" (Is 43, 4). Vuol dire costruire con Qualcuno che è sempre fedele, anche se noi manchiamo di fedeltà, perché egli non può rinnegare se stesso (cfr 2 Tm 2, 13). Vuol dire costruire con Qualcuno che si china costantemente sul cuore ferito dell'uomo e dice: "Non ti condanno; va' e d'ora in poi non peccare più" (cfr Gv 8, 11). Vuol dire costruire con Qualcuno, che dall'alto della croce stende le sue braccia, per ripetere per tutta l'eternità: "Io do la mia vita per te, uomo, perché ti amo". Costruire su Cristo vuol dire infine fondare sulla sua volontà tutti i propri desideri, le attese, i sogni, le ambizioni e tutti i propri progetti. Significa dire a se stessi, alla propria famiglia, ai propri amici e al mondo intero e soprattutto a Cristo: "Signore, nella vita non voglio fare nulla contro di Te, perché Tu sai che cosa è il meglio per me. Solo Tu hai parole di vita eterna" (cfr Gv 6, 68). Amici miei, non abbiate paura di puntare su Cristo! Abbiate nostalgia di Cristo, come fondamento della vita! Accendete in voi il desiderio di costruire la vostra vita con Lui e per Lui! Perché non può perdere colui che punta tutto sull'amore crocifisso del Verbo incarnato". (Benedetto XVI, discorso ai giovani, Kraków-Błonie, 27 maggio 2006)
"Io prego che il Signore mi dia la voglia di fare la sua volontà? O cerco i compromessi, perché ho paura della volontà di Dio?". (Papa Francesco, omelia, Martedì 27 gennaio 2015)

sabato 11 marzo 2017

ASCOLTIAMOLO

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». All'udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo. Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell'uomo non sia risorto dai morti». (Mt 17,1-9)
In un brano dove Gesù non dice quasi nulla, è Dio Padre che ci indica la strada. Con quell'"Ascoltatelo" ci invita a non sedersi sugli allori, a non costruire delle capanne, a non fare dei "gruppi chiusi"; ci invita, invece, a muoversi, a scendere fra la gente. Ma alla base di tutto questo c'è l'ascolto. Se non ascoltiamo Gesù, tutto il resto non ha senso.
La grazia di ascoltare Gesù. Perché? Per nutrire la nostra fede con la Parola di Dio. E questo è un compito del cristiano. Quali sono i compiti del cristiano? Forse mi direte: andare a Messa le domeniche; fare digiuno e astinenza nella Settimana Santa; fare questo… Ma il primo compito del cristiano è ascoltare la Parola di Dio, ascoltare Gesù, perché Lui ci parla e Lui ci salva con la sua Parola. E Lui fa anche più robusta, più forte la nostra fede, con questa Parola. Ascoltare Gesù! “Ma, Padre, io ascolto Gesù, lo ascolto tanto!”. “Sì? Cosa ascolti?”. “Ascolto la radio, ascolto la televisione, ascolto le chiacchiere delle persone…”. Tante cose ascoltiamo noi durante la giornata, tante cose… Ma vi faccio una domanda: prendiamo un po’ di tempo, ogni giorno, per ascoltare Gesù, per ascoltare la Parola di Gesù? A casa, noi abbiamo il Vangelo? E ogni giorno ascoltiamo Gesù nel Vangelo, leggiamo un brano del Vangelo? O abbiamo paura di questo, o non siamo abituati? Ascoltare la Parola di Gesù, per nutrirci! Questo significa che la Parola di Gesù è il pasto più forte per l’anima: ci nutre l’anima, ci nutre la fede! Io vi suggerisco, ogni giorno, di prendere alcuni minuti e leggere un bel brano del Vangelo e sentire cosa succede lì. Sentire Gesù, e quella Parola di Gesù ogni giorno entra nel nostro cuore e ci fa più forti nella fede. (Papa Francesco, Visita pastorale alla parrocchia romana "Santa Maria dell'orazione", 16 marzo 2014)
Quanto poco ascolto Gesù! Quanto poco ascolto chi mi sta di fronte! Quanto poco sto in silenzio! Il nostro è un tempo dove è facile, facilissimo, costruirsi alibi su alibi, scuse su scuse. Non è mai colpa nostra. È sempre colpa della società, della vita frenetica, dell'altro... Forse è giunto il momento di abbattere questi alibi, queste scuse, queste "capanne" e di dire: "Sono io che non voglio, sono io che ho paura del silenzio, sono io che non ho voglia di pregare, sono io che non ho voglia di "perdere" il mio tempo per Dio".
Preghiamo, chiediamo aiuto a Dio per buttare giù le nostre "capanne", per riconoscere i nostri limiti e per tornare ad ascoltare... ascoltare Gesù e ascoltare gli altri.
Tutto mi dice di convertirmi, tutto mi canta la necessità di santificarmi, tutto mi ripete e mi urla che, se un bene che io desidero non si verifica è solo per mia colpa, per mia grandissima colpa e devo sbrigarmi a convertirmi. (Beato Charles de Foucauld)

martedì 28 febbraio 2017

NEL SEGRETO

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c'è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli. Dunque, quando fai l'elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipòcriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l'elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. E quando pregate, non siate simili agli ipòcriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipòcriti, che assumono un'aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà». (Mt 6,1-6.16-18)
Questo brano non ha bisogno di molte spiegazioni. Gesù non racconta, Gesù insegna, spiega, indica la strada da percorrere. In modo molto pratico, come fa Dio nel libro del Siracide, "scrive" un libretto d'istruzioni.
"La parola di Dio ci da il giusto orientamento per vivere bene la Quaresima. Quando facciamo qualcosa di bene, a volte siamo tentati di essere apprezzati e di avere una ricompensa: la gloria umana. Ma si tratta di una ricompensa falsa perché ci proietta verso quello che gli altri pensano di noi. Gesù ci chiede di fare il bene perché è bene. Ci chiede di sentirci sempre sotto lo sguardo del Padre celeste e di vivere in rapporto a Lui, non in rapporto al giudizio degli altri. Vivere alla presenza del Padre è una gioia molto più profonda di una gloria mondana. Il nostro atteggiamento in questa Quaresima sia dunque di vivere nel segreto dove il Padre ci vede, ci ama, ci aspetta. Certo, anche le cose esteriori sono importanti, ma dobbiamo sempre scegliere e vivere alla presenza di Dio. Facciamo nella preghiera, nella mortificazione, e nella carità fraterna quello che possiamo, umilmente, davanti a Dio. Così saremo degni della ricompensa di Dio Padre". (Papa Francesco, audiomessaggio per l'iniziativa "Keeplent" del servizio per la pastorale giovanile della prelatura di Pompei, Mercoledì delle Ceneri, 10 febbraio 2016)
Facciamoci guidare dalle parole di Gesù, preghiamo, chiediamo il Suo aiuto per rimanere umili, per farsi piccoli, per restare "nel segreto".
"A volte la mia invisibilità mi affligge, ma non è una malattia che distrugge, è la cura per la malattia dell'egoismo, è l'antidoto per il mio orgoglio. Va bene che non mi vedano, va bene che non sappiano. Non voglio che mio figlio dica ai suoi amici: "Sai cosa fa mia madre? Si alza alle quattro, cucina, pulisce, lava...". Le faccio tutte queste cose, ma non voglio che lo dica. Voglio che venga a casa e voglio che dica ai suoi amici: "Casa mia ti piacerà". Va bene che non vedano. Non lavoriamo per loro, lavoriamo per Lui, ci sacrifichiamo per Lui. Non vedranno se lo facciamo bene, ma preghiamo che il nostro lavoro sia un monumento alla grandezza di Dio". (Nicole Johnson - La donna invisibile)

sabato 11 febbraio 2017

IN ALTO I CUORI

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli. Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio”. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna. Se dunque tu presenti la tua offerta all'altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all'altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono. Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all'ultimo spicciolo!Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna. Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all'adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno». (Mt 5,17-37)
Gesù svela la sua missione: Gesù è venuto per dare "pieno compimento" alla Parola di Dio, Gesù è il "pieno compimento". In lui c'è tutto il messaggio di Dio, c'è tutta l'Alleanza, è il Verbo che si è fatto Carne. Nel rivelare la sua missione prende i discepoli per mano, smuove i loro cuori appesantiti dal greve giogo romano e dal greve obbedire alla Legge.
"Da tutto questo si capisce che Gesù non dà importanza semplicemente all'osservanza disciplinare e alla condotta esteriore. Egli va alla radice della Legge, puntando soprattutto sull'intenzione e quindi sul cuore dell’uomo, da dove prendono origine le nostre azioni buone o malvagie. Per ottenere comportamenti buoni e onesti non bastano le norme giuridiche, ma occorrono delle motivazioni profonde, espressione di una sapienza nascosta, la Sapienza di Dio, che può essere accolta grazie allo Spirito Santo. E noi, attraverso la fede in Cristo, possiamo aprirci all'azione dello Spirito, che ci rende capaci di vivere l’amore divino. Alla luce di questo insegnamento, ogni precetto rivela il suo pieno significato come esigenza d’amore, e tutti si ricongiungono nel più grande comandamento: ama Dio con tutto il cuore e ama il prossimo come te stesso". (Papa Francesco, Angelus, 16 febbraio 2014)
Non l'uomo al servizio della Legge, ma la Legge al servizio dell'uomo che, a sua volta, è al servizio di Dio. Accogliere, "masticare" il messaggio di Dio per poi farlo proprio. Gesù non vuole persone che seguono la Legge senza accoglierla, Gesù è venuto per prenderci per mano e si è fatto per noi "prisma di diffrazione" per farci vedere, vivere la Parola di Dio attraverso di lui.
Allora preghiamo, chiediamo a Gesù di prenderci per mano e di rendere i nostri cuori leggeri per poter vedere, comprendere e accogliere la Parola del Padre, così da poter amare "Dio con tutto il cuore" e amare "il prossimo come" noi stessi.
"Creati da Dio per amore e con amore, è per tale via che dobbiamo ritornare a lui [...] O felice quell'anima che sta unita con te, Verbo, e che si pasce e nutrisce di te, Verbo, e non trova quiete e non si contenta se non in te, Verbo. Solo l’amore di te, Verbo, ci può far quieti, perché siam creati per amare e posseder te. Quanto più ti trovo, tanto più sono assetata di cercarti". (Santa Maria Maddalena de' Pazzi)

sabato 28 gennaio 2017

POVERI IN SPIRITO

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati.Beati i miti, perché avranno in eredità la terra.Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli». (Mt 5,1-12)
È impossibile fare l'esegesi di questo brano senza scrivere pagine e pagine di parole rischiando poi, però, di perdere completamente il senso del messaggio di Gesù. Invece Matteo riporta in maniera semplice, didascalica, le parole, allo stesso tempo dolci e severe, del Signore. Soffermandosi sulla prima frase, già si rimane spiazzati, già ci si sente indegni. "Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli"...
Si tratta di una grande sfida di fede. [...] Prima di tutto cercate di essere liberi nei confronti delle cose. Il Signore ci chiama a uno stile di vita evangelico segnato dalla sobrietà, a non cedere alla cultura del consumo. Si tratta di cercare l’essenzialità, di imparare a spogliarci di tante cose superflue e inutili che ci soffocano. Distacchiamoci dalla brama di avere, dal denaro idolatrato e poi sprecato. Mettiamo Gesù al primo posto. Lui ci può liberare dalle idolatrie che ci rendono schiavi. Fidatevi di Dio! [...] In secondo luogo, per vivere questa Beatitudine abbiamo tutti bisogno di conversione per quanto riguarda i poveri. Dobbiamo prenderci cura di loro, essere sensibili alle loro necessità spirituali e materiali. A voi giovani affido in modo particolare il compito di rimettere al centro della cultura umana la solidarietà. Di fronte a vecchie e nuove forme di povertà - la disoccupazione, l’emigrazione, tante dipendenze di vario tipo -, abbiamo il dovere di essere vigilanti e consapevoli, vincendo la tentazione dell’indifferenza. Pensiamo anche a coloro che non si sentono amati, non hanno speranza per il futuro, rinunciano a impegnarsi nella vita perché sono scoraggiati, delusi, intimoriti. Dobbiamo imparare a stare con i poveri. Non riempiamoci la bocca di belle parole sui poveri! Incontriamoli, guardiamoli negli occhi, ascoltiamoli. I poveri sono per noi un’occasione concreta di incontrare Cristo stesso, di toccare la sua carne sofferente. Ma - e questo è il terzo punto - i poveri non sono soltanto persone alle quali possiamo dare qualcosa. Anche loro hanno tanto da offrirci, da insegnarci. Abbiamo tanto da imparare dalla saggezza dei poveri! [...] In un certo senso i poveri sono come maestri per noi. Ci insegnano che una persona non vale per quanto possiede. [...] Un povero, una persona priva di beni materiali, conserva sempre la sua dignità. I poveri possono insegnarci tanto anche sull'umiltà e la fiducia in Dio. [...] La povertà evangelica è condizione fondamentale affinché il Regno di Dio si diffonda. Le gioie più belle e spontanee che ho visto nel corso della mia vita sono quelle di persone povere che hanno poco a cui aggrapparsi. L’evangelizzazione, nel nostro tempo, sarà possibile soltanto per contagio di gioia. (Papa Francesco, messaggio per la XXIX Giornata Mondiale della Gioventù del 2014, Vaticano, 21 gennaio 2014)
Lasciamoci guidare da queste parole del Santo Padre. Preghiamo, chiediamo a Gesù di farci venir voglia di questa povertà di spirito. Facciamolo con le parole, altrettanto semplici e cariche di emozione del Beato Enrico Suso:
"Signore Gesù Cristo, fammi povero di spirito acciò che io meriti possedere il regno de cieli". (Beato Enrico Suso)

sabato 21 gennaio 2017

FACCIAMOCI PESCARE

Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:
«Terra di Zàbulon e terra di Nèftali, sulla via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti! Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce, per quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta».
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.
Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo. (Mt 4,12-23)
Quante volte ci siamo soffermati sulla bellissima frase "vi farò pescatori di uomini"! Una frase che, fin da subito, dà una chiara impronta missionaria alla vita di chi si appresta a seguire Gesù. Infatti, Simone e Andrea prima e Giacomo e Giovanni dopo, non perdono tempo. L'evangelista purtroppo non descrive le facce dei protagonisti, ma possiamo comunque immaginarcele; sicuramente in quegli attimi saranno stati volti che lasciavano trasparire un vortice di emozioni: sorpresa, paura, gioia, attesa, ansia, speranza... Chissà davvero cosa avevano nel cuore e nella mente!? In questo turbinio emozionale e di pensieri loro dicono "Sì"! Un "Sì" che, come quello di Maria e Giuseppe, ai nostri occhi stanchi sembra del tutto folle. Eppure loro capiscono che per diventare "pescatori di uomini" si devono lasciar "pescare" da Gesù. Devono abbandonare le loro abitudini, il loro modo di pensare, devono "rifarsi" gli occhi, la mente e il cuore...
"Anche voi siete chiamati a diventare "pescatori di uomini". Non esitate a spendere la vostra vita per testimoniare con gioia il Vangelo, specialmente ai vostri coetanei. Io voglio raccontarvi un'esperienza personale. Ieri ho fatto il 60° anniversario del giorno in cui ho sentito la voce di Gesù nel mio cuore. [...] Non lo dimentico mai. Il Signore mi ha fatto sentire fortemente che dovevo andare per quella strada. Avevo 17 anni. Sono passati alcuni anni prima che questa decisione, questo invito, fosse concreto e definitivo. Dopo sono passati tanti anni con alcuni successi, di gioia, ma tanti anni di fallimenti, di fragilità, di peccato... 60 anni sulla strada del Signore, dietro a Lui, accanto a Lui, sempre con Lui. Soltanto vi dico questo: non mi sono pentito! [...] Non mi sono pentito perché sempre, anche nei momenti più bui, nei momenti del peccato, nei momenti della fragilità, nei momenti di fallimento, ho guardato Gesù e mi sono fidato di Lui, e Lui non mi ha lasciato da solo. Fidatevi di Gesù: Lui sempre va avanti, Lui va con noi! Ma, sentite, Lui non delude mai. Lui è fedele, è un compagno fedele. Pensate, questa è la mia testimonianza: sono felice di questi 60 anni con il Signore. Ma una cosa di più: andate avanti. (Papa Francesco, discorso ai giovani, Cagliari, Domenica 22 settembre 2013)
Nelle parole sincere di Papa Francesco c'è forse racchiuso il mistero del "subito lasciarono le reti... la barca e il loro padre e lo seguirono". Gli apostoli si sono fidati di quello scambio di sguardi. Hanno "guardato Gesù e si sono fidati di Lui, e Lui non li ha lasciati da soli", mai. Li ha fatti partecipi dell'avventura più importante dell'umanità. Non ha mai smesso di amarli: ha chiamato "amico" Giuda, pur sapendo quello che aveva fatto; ha guardato con misericordia Pietro dopo che era stato rinnegato per tre volte. Già... Pietro dovrà aver riconosciuto in quegli occhi misericordiosi gli stessi occhi che aveva incrociato in quell'indimenticabile pomeriggio sul mare di Galilea. Non li ha lasciati soli neanche dopo la sua Ascensione al Cielo, anzi... dà seguito alla sua promessa ("Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo" Mt 28,20) donando loro lo Spirito Santo e loro, con la Grazie di Dio e con questa Fiducia, si sono fatti Santi.
Preghiamo allora, chiediamo di sperimentare quello sguardo, chiediamo di essere docili allo Spirito e facciamoci pescare da Gesù.
"Sono stata catturata nelle reti amorose del Divin Pescatore". (Santa Teresa di Gesù di Los Andes)

sabato 14 gennaio 2017

IL VERO POTERE È IL SERVIZIO

In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l'agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: "Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me". Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell'acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».
Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell'acqua mi disse: "Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo". E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio». (Gv 1,29-34)
Per capire Giovanni Battista dobbiamo fare un po' di fatica. Già, perché dobbiamo andare contro la nostra mentalità "finita". Lui era famoso, aveva un seguito incredibile, faceva "audience"; poteva tranquillamente dire "Sono io il Messia" che tanti, tantissimi gli avrebbero creduto. Questo perché è difficile per noi, andare al di là della vita terrena. Giovanni non ha ragionato come noi. Immaginiamoci le tentazioni che avrà subito. Eppure Giovanni, rimane povero, sia in corpo che in spirito. Si fa da parte. Non serve il potere, ma trasforma il potere in servizio.
"Certo, Gesù Cristo ha dato un potere a Pietro, ma di quale potere si tratta? Alla triplice domanda di Gesù a Pietro sull'amore, segue il triplice invito: pasci i miei agnelli, pasci le mie pecorelle. Non dimentichiamo mai che il vero potere è il servizio e che anche il Papa per esercitare il potere deve entrare sempre più in quel servizio che ha il suo vertice luminoso sulla Croce; deve guardare al servizio umile, concreto, ricco di fede, di san Giuseppe e come lui aprire le braccia per custodire tutto il Popolo di Dio e accogliere con affetto e tenerezza l’intera umanità, specie i più poveri, i più deboli, i più piccoli, quelli che Matteo descrive nel giudizio finale sulla carità: chi ha fame, sete, chi è straniero, nudo, malato, in carcere (cfr Mt 25,31-46). Solo chi serve con amore sa custodire!" (Papa Francesco, Omelia durante la Santa Messa imposizione per l’inizio del ministero petrino, Martedì 19 marzo 2013)
Preghiamo, chiediamo a Dio Padre la forza di rovesciare il pensiero che si insinua dentro di noi, secondo il quale quella del potere è l'unica strada per stare bene, per vivere nell'agio e nella disciplina. Soprattutto nelle nostre famiglie. Quel potere che vogliamo esercitare sul nostro coniuge, sui nostri anziani, sui nostri bambini. Chiediamo, allora, la forza di abbandonare la via del potere per poter intraprendere quella del servizio.
"Il frutto del silenzio è la preghiera.
Il frutto della preghiera è la fede.
Il frutto della fede è l'amore.
Il frutto dell'amore è il servizio.
Il frutto del servizio è la pace".
(Santa Teresa di Calcutta)

sabato 31 dicembre 2016

STUPIAMOCI E STUPIAMO

In quel tempo, i pastori andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com'era stato detto loro. Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall'angelo prima che fosse concepito nel grembo. (Lc 2,16-21)
Finisce oggi il lungo giorno di Natale (Ottava di Natale) e la liturgia ci regala la festa di Maria, figlia e allo stesso tempo madre del suo Creatore. Su questo le parole più belle sono quelle di un ispirato Dante che, nel XXXIII e ultimo canto del Paradiso, scrisse: "Vergine Madre, figlia del tuo figlio... tu se' colei che l'umana natura nobilitasti sì, che 'l suo fattore non disdegnò di farsi sua fattura".
Il Vangelo, poi, ci mette di fronte le figure dei pastori che dopo aver fatto il pieno di meraviglia, di stupore, in ginocchio, davanti alla grotta di Betlemme, se ne tornano al loro lavoro dicendo a tutti, a tutti, quello che avevano udito e visto.
Nell'incontrarvi per la prima volta, vi prego principalmente di non dare mai per scontato il mistero che vi ha investito, di non perdere lo stupore di fronte al disegno di Dio, né il timore di camminare in coscienza alla sua presenza e alla presenza della Chiesa che è prima di tutto sua. In qualche parte di sé stessi bisogna conservare al riparo questo dono ricevuto, evitando che si logori, impedendo che sia reso vano. (Papa Francesco, Discorso ai nuovi vescovi nominati nel corso dell'anno, Giovedì 18 settembre 2014)
Ecco, nelle parole di Papa Francesco, l'invito che infiammò il cuore dei pastori di Betlemme, ecco l'invito che dovrebbe infiammare i nostri cuori: "Vi prego di non dare mai per scontato il mistero che vi ha investito, di non perdere lo stupore di fronte al disegno di Dio, [di] conservare questo dono ricevuto, evitando che si logori".
Preghiamo allora il Signore affinché ci dia la forza di mantenere accesa questa fiamma nel nostro cuore, in modo da poter rinnovare ogni giorno lo stupore del Natale e da poterlo, poi, annunciare a tutti quelli che incontriamo nella nostra vita.
Riconosco, o Signore, e te ne ringrazio, che hai creato in me questa tua immagine, affinché, memore, ti pensi e ti ami. Ma l'immagine è così cancellata dall'attrito dei vizi, è così offuscata dal fumo dei peccati, che non può fare ciò che dovrebbe, se Tu non la rinnovi e la riformi. Non tento, o Signore, di penetrare la tua profondità poiché in nessun modo posso metterle a pari il mio intelletto; ma desidero comprendere in qualche modo la tua verità, che il mio cuore crede ed ama. Non cerco infatti di comprendere per credere, ma credo per comprendere. Poiché credo anche questo: che "se non avrò creduto non potrò comprendere". (Sant'Anselmo d'Aosta)

sabato 24 dicembre 2016

DIO PER NOI

In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta. Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell'alloggio. C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all'aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia». E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama»(Lc 2,1-14)
Se durante l'Avvento ci viene annunciato il Dio-con-noi, con il Natale capiamo che quel Dio non è solo con ma anche per noi ed è sempre l'angelo a rivelarcelo: "È nato per voi". È nato per me, per te, per ogni persona. Venga accolto o no, Lui è nato per tutti, è Dio per noi. Dio squarcia la tela che lo dipingeva solo come soprannaturale e diventa vivo e vero, nella carne di quel fragile bambino, nato nella periferia di una grande città. Non nel tempio, non su un trono, ma in una mangiatoia, fra paglia, animali, freddo e fra le mani calde e forti di Maria e Giuseppe. Quel bambino, che tu lo voglia o no, che tu lo ritenga Dio o no, che ti trasmetta qualcosa o no, è nato per te. La tela è squarciata, Dio non è più invisibile, Dio adesso lo puoi toccare, è qui ed è qui per te.
"Quante volte Gesù passa nella nostra vita, e quante volte ci manda un angelo, e quante volte non ce ne rendiamo conto, perché siamo tanto presi, immersi nei nostri pensieri, nei nostri affari, da non accorgerci di Lui che passa e bussa alla porta del nostro cuore, chiedendo accoglienza, chiedendo un “sì”, come quello di Maria. Un Santo diceva: “Ho timore che il Signore passi”. Sapete perché aveva timore? Timore di non accorgersi e lasciarlo passare. Quando noi sentiamo nel nostro cuore: “Vorrei essere più buono, più buona… Sono pentito di questo che ho fatto…”. E’ proprio il Signore che bussa. Ti fa sentire questo: la voglia di essere migliore, la voglia di rimanere più vicino agli altri, a Dio. Se tu senti questo, fermati. E’ il Signore lì! E vai alla preghiera, e forse alla confessione, a pulire un po’…: questo fa bene. Ma ricordati bene: se senti questa voglia di migliorare, è Lui che bussa: non lasciarlo passare!" (Papa Francesco, Angelus, 21 dicembre 2014)
Allora preghiamo, chiediamo aiuto a Dio per capire dov'è che nasce Gesù nella nostra vita, ogni giorno, nelle piccoli cose. Chiediamo l'attenzione per accorgersi del passaggio di Gesù, chiediamo il coraggio per aprire la porta del nostro cuore a Gesù. Il nostro cuore oggi diventi una culla, una mangiatoia, faccia spazio a quel piccolo bambino, faccia spazio a Dio, Lui che ha solo un desiderio: nascere in ognuno di noi, ogni giorno e in ogni istante. Buon Natale.
"In quanto alle prove spirituali, alle quali la paterna bontà del celeste Padre ti va assoggettando, ti prego di star rassegnata e possibilmente tranquilla alle assicurazioni di chi tiene il luogo di Dio, in cui ti ama e ti desidera ogni bene e nel cui nome ti parla.
Soffri, è vero, ma rassegnata; soffri, ma non temere, perché Dio è con te e tu non l'offendi, ma l'ami; soffri, ma credi pure che Gesù stesso soffre in te e per te e con te. Gesù non ti ha abbandonata quando fuggivi da lui, molto meno ti abbandonerà adesso, ed in seguito, che vuoi amarlo. Dio tutto può rigettare in una creatura, perché tutto sa di corruzione, ma non può giammai rigettare in essa il desiderio sincero di volerlo amare. Quindi se non vuoi convincerti ed essere sicura della celeste pietà per altri motivi, devi assicurarti almeno per questo e star tranquilla e lieta". (San Pio da Pietrelcina)


sabato 3 dicembre 2016

GUARDIAMO LONTANO


In quei giorni, venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!». Egli infatti è colui del quale aveva parlato il profeta Isaìa quando disse: «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!». E lui, Giovanni, portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico. Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all'ira imminente? Fate dunque un frutto degno della conversione, e non crediate di poter dire dentro di voi: “Abbiamo Abramo per padre!”. Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Io vi battezzo nell'acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile». (Mt 3,1-12)
Continua l'Avvento, continua questo emozionante periodo di attesa, un'attesa che tutti gli anni è sempre nuova. E per rinnovare questa attesa quanto bisogno abbiamo di persone come Giovanni Battista! Uno che ha dato tutto, tutto! Ha dato la sua vita per un qualcosa che ancora non era visibile. Ha visto, con la Grazia di Dio, al di là del suo naso e con questa visione ha predisposto il mondo per il più grande cambiamento della storia dell'umanità.
"Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!" ci dice. Giovanni non guarda solo all'oggi, ma guarda al Regno dei Cieli. Ha una visione infinita del presente e questo è rivoluzionario.
Anche Papa Francesco in uno dei suoi tanti messaggi di Misericordia ci invita a guardare lontano.
Cari napoletani, largo alla speranza e non lasciatevi rubare la speranza! Non cedete alle lusinghe di facili guadagni o di redditi disonesti: questo è pane per oggi e fame per domani. Non ti può portare niente! Reagite con fermezza alle organizzazioni che sfruttano e corrompono i giovani, i poveri e i deboli, con il cinico commercio della droga e altri crimini. Non lasciatevi rubare la speranza! Non lasciate che la vostra gioventù sia sfruttata da questa gente! La corruzione e la delinquenza non sfigurino il volto di questa bella città! E di più: non sfigurino la gioia del vostro cuore napoletano! Ai criminali e a tutti i loro complici oggi io umilmente, come fratello, ripeto: convertitevi all'amore e alla giustizia! Lasciatevi trovare dalla misericordia di Dio! Siate consapevoli che Gesù vi sta cercando per abbracciarvi, per baciarvi, per amarvi di più. Con la grazia di Dio, che perdona tutto e perdona sempre, è possibile ritornare a una vita onesta. Ve lo chiedono anche le lacrime delle madri di Napoli, mescolate con quelle di Maria, la Madre celeste invocata a Piedigrotta e in tante chiese di Napoli. Queste lacrime sciolgano la durezza dei cuori e riconducano tutti sulla via del bene. (Papa Francesco durante la Visita Pastorale a Pompei e a Napoli, Piazza del Plebiscito, Napoli, Sabato, 21 marzo 2015)
"Questo è pane per oggi e fame per domani". Allora preghiamo, chiediamo l'aiuto di Gesù per essere Uomini che guardano lontano, per essere visionari di un mondo nuovo come lo è stato Giovanni Battista.
"La nostra vocazione non è quella di andare a mietere nei campi di grano maturo. Gesù non dice: Abbassate gli occhi, guardate i campi e andate a mietere. La nostra missione è ancora più sublime. Ecco le parole di Gesù: "Alzate gli occhi e guardate..." (Gv 4,35). Guardate come nel cielo vi sono dei posti vuoti; spetta a voi riempirli. Voi siete i miei Mosé in preghiera sulla montagna: domandatemi operai ed io ve ne manderò. Non aspetto che una preghiera, un sospiro del vostro cuore". (Santa Teresa di Lisieux)